L’antica Roma, pur essendo una potenza militare e politica in continua espansione, non era immune alle devastazioni della natura. Nel 293 a.C., la città fu messa in ginocchio da una terribile pestilenza che decimò la popolazione. Fu in questo momento di disperazione che i Romani decisero di rivolgersi a una divinità straniera, introducendo il culto di Esculapio (l’Asclepio dei Greci), il dio della medicina e della guarigione.
La storia del suo arrivo a Roma è un affascinante intreccio tra necessità storica e leggenda mitologica.
La Disperazione di Roma e la Consultazione dei Libri Sibillini
Quando i rimedi tradizionali e le preghiere agli dèi romani si rivelarono inefficaci contro l’epidemia, il Senato romano ordinò di consultare i Libri Sibillini, antichi testi profetici usati nei momenti di grave crisi.
Il responso fu chiaro: per salvare Roma dalla peste, era necessario portare in città il dio greco della medicina, Esculapio. Fu così che una delegazione romana, guidata da Quinto Ogulnio, salpò alla volta di Epidauro, nel Peloponneso, il santuario più importante dedicato al dio.
Il Viaggio a Epidauro e il Serpente Divino
Giunti a Epidauro, i Romani chiesero aiuto ai sacerdoti greci. È qui che la storia sfuma nella leggenda. Secondo i racconti dell’epoca:
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L’apparizione: Durante la visita al tempio, un enorme serpente emerse dal santuario. Il serpente non era un animale qualunque, ma l’incarnazione stessa di Esculapio.
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L’imbarco: L’animale sacro, senza mostrare alcuna aggressività, scivolò lentamente attraverso la città fino ad arrivare al porto, salendo spontaneamente sulla nave romana.
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Il ritorno: Interpretando l’evento come un segno del favore divino, i Romani salparono verso casa, portando con sé la divinità vivente.
L’Arrivo a Roma: La Scelta dell’Isola Tiberina
Il viaggio di ritorno fu tranquillo fino all’ingresso nel fiume Tevere. Mentre la nave risaliva il fiume ed entrava nel cuore di Roma, il serpente sacro scivolò improvvisamente fuori dall’imbarcazione e nuotò verso l’Isola Tiberina.
L’animale scomparve tra la vegetazione dell’isola, indicando chiaramente ai Romani il luogo esatto in cui il dio desiderava dimorare.
Il Tempio e l’Eredità Medica
In seguito a questo evento:
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La peste si placò rapidamente.
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Sull’Isola Tiberina venne edificato nel 289 a.C. un magnifico tempio dedicato a Esculapio.
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L’isola stessa fu in seguito modellata architettonicamente per assomigliare a una nave di pietra, in ricordo del viaggio del dio, con un obelisco al centro che fungeva da albero maestro.
Ancora oggi, a distanza di oltre due millenni, l’Isola Tiberina mantiene la sua vocazione medica: ospita infatti il celebre ospedale Fatebenefratelli, perpetuando l’antica eredità del dio guaritore.



