Le origini del teatro dei burattini nel XVI secolo

I primi veri e propri spettacoli di burattini in Italia risalgono al ‘500. Questa forma di intrattenimento popolare affonda le sue radici nelle piazze rinascimentali, dove saltimbanchi, cantastorie e girovaghi iniziarono a utilizzare le «teste di legno» per raccontare storie avvincenti, satireggiare sui potenti e far divertire il popolo. Il XVI secolo, un periodo di straordinario fermento culturale nella penisola italiana e culla della celebre Commedia dell’Arte, ha visto la definitiva trasformazione del burattino da semplice e rudimentale strumento di strada a vero e proprio protagonista del palcoscenico in miniatura.

I grandi burattinai italiani: un patrimonio regionale

L’arte del teatro di figura non si è sviluppata in modo uniforme in tutta la nazione, ma ha assunto caratteristiche uniche e inimitabili a seconda della zona geografica. I burattinai più famosi furono soprattutto quelli emiliani, lombardi, napoletani e veneti, capaci di creare personaggi immortali che riflettevano perfettamente i dialetti, i vizi, le virtù e le peculiarità delle rispettive regioni.

La tradizione dei burattinai emiliani

L’Emilia-Romagna, e in particolare le piazze di città come Bologna e Parma, vanta una delle tradizioni burattinaie più antiche e solide. I maestri emiliani hanno dato vita a maschere iconiche come Fagiolino (simbolo del popolano affamato ma sempre astuto e giustiziere) e Sandrone (il contadino grossolano ma dotato di grande buon senso). Gli spettacoli emiliani si sono sempre distinti per la loro incredibile vivacità, le «bastonature» a tempo di musica e un umorismo genuinamente vicino alla vita rurale.

I maestri lombardi

La Lombardia ha sviluppato una scuola burattinaia di enorme spessore, intimamente legata alle sue maschere storiche. Nelle province di Bergamo, Brescia e Milano, i burattinai animavano personaggi leggendari come Gioppino (con i suoi inconfondibili tre gozzi) e Meneghino. Questi artisti portavano in scena le dinamiche sociali dell’epoca con un linguaggio schietto, irriverente e una fortissima connotazione dialettale.

Le «Guarattelle» napoletane

A Napoli, lo spettacolo tradizionale dei burattini prende il nome di «guarattelle». Fin dalla fine del ‘500, i vicoli e le piazze partenopee sono state animate dalle turbolente avventure di Pulcinella, il burattino per eccellenza e simbolo dell’anima stessa di Napoli. I burattinai napoletani utilizzavano uno strumento segreto e particolarissimo, la pivetta, che conferisce a Pulcinella la sua caratteristica voce metallica, quasi da uccello, capace di farsi sentire in mezzo al caos cittadino e di incantare il pubblico.

L’eleganza dei burattinai veneti

Anche il Veneto ha recitato un ruolo da protagonista indiscusso nella storia del teatro di figura italiano. Fortemente influenzati dalla grande e nobile tradizione teatrale della Repubblica di Venezia, i burattinai veneti portavano in scena le celebri maschere come Facanapa, Pantalone e Arlecchino. I loro spettacoli risultavano spesso più raffinati negli intrecci narrativi, pur conservando quella spiccata ironia tipica della laguna.

La riscoperta e l’importanza oggi

Oggi, preservare la memoria degli storici burattinai italiani significa difendere un patrimonio culturale, artigianale e teatrale di inestimabile valore. Gli antichi spettacoli di burattini del ‘500 ci ricordano come l’arte teatrale sia nata in mezzo alla strada, tra la gente e per la gente, mantenendo viva una magia senza tempo che continua ad appassionare e far sorridere le nuove generazioni.